lunedì 29 aprile 2013

Detroit Metal City (2008) | Recensione

Detroit Metal City
Voto Imdb: 6,7
Titolo Originale:Detoroito Metaru Shiti / デトロイト・メタル・シティ
Anno:2008
Genere:Commedia / Demenziale
Nazione:Giappone
Regista:Toshio Lee
Cast:Kenichi Matsuyama, Rosa Kato, Gene Simmons

Johannes Krauser II vs Soichi Negishi

Ed eccoci a parlare di una nuova (piccola) follia nipponica: Detroit Metal City (d'ora in avanti, DMC)! Nato come manga scritto e disegnato da Kiminori Wakasugi dal 2005 al 2010, nel 2008 DMC approda sia al cinema con l'omonimo film (oggetto di questa recensione) che nel mercato dell'home video con 12 episodi in animazione (OAV, Original Anime Video) di 13 minuti circa cadauno. Il tutto a sottolineare il successo di questa storia decisamente folle e umoristica. Sì, diciamolo subito: DMC è roba assurdamente demenziale, di quell'umorismo tipico giapponese che potrebbe far storcere il naso a molti occidentali. Premettendo che il manga non l'ho ancora letto e che quindi scriverò solo del live-action, partiamo col precisare di cosa parla veramente quest'opera.

La quintessenza del nerd.
Il protagonista si chiama Soichi Negishi, è un nerd sfigato all'ennesima potenza, ama il pop svedese, le canzoni sdolcinate e soprattutto ama essere trendy e modaiolo. Il suo grande sogno è unire questi suoi interessi: scrivere e cantare canzoni pop sdolcinate schifosamente puccettose. Dalla campagna in cui vive si trasferisce a Tokyo armato della sua chitarra, del suo entusiasmo e dei suoi sogni. Il suo motto preferito, d'altronde, è "no music, no dream", che sarà un po' il tema ricorrente di tutto il film. In università conosce Yuri Aikawa, la ragazza dei suoi sogni alla quale non si dichiarerà mai perché troppo timido ed impacciato, e Hideki Saji, studente più giovane che condivide il suo entusiasmo per la musica. Il tempo passa, i sogni restano pur sbiadendo e vediamo un salto di qualche anno (in realtà nel film sono passati due minuti): Soichi ha finito l'università, canta le sue orrende canzonette per strada e il suo unico fan è un piccolo barboncino bianco che resta inebetito ad ascoltarlo davanti al marciapiede. Ma Soichi ha un terribile segreto. Lui un gruppo musicale l'ha in realtà trovato.
LUI.
E' il frontman dei Detroit Metal City! Nel mondo underground indie del Death Metal giapponese questo gruppo sta velocemente scalando le classifiche locali e sta raccogliendo sempre più fan scatenati, esagitati e follemente adoranti. Il motivo di questo successo è dovuto a... Soichi, che quando canta per i DMC si trasforma in Johannes Krauser II, un folle mascherato esagitato che si proclama figlio del demonio, il cui cavallo di battaglia, la canzone SATSUGAI (Uccidi), recita frasi del tipo "Ieri ho violentato mia madre, domani massacrerò mio padre, perché sono un terrorista nato dall'inferno! Non ho amici né amanti perché li ho uccisi tutti. GROOOOOOOWL!". Le sue performance live sono costellate da deliranti stage-diving e assoli di chitarra elettrica eseguiti nientepopodimeno che con i suoi denti, tecnica che viene ribattezzata Krauser Teeth Guitar! Presto sul carismatico Krauser nascono decine di leggende metropolitane sempre più folli, alimentate dalla demenza dei fan più esagitati: si dice che abbia creato tutte le droghe del pianeta, che sia in grado di violentare 11 donne in un minuto, che nascendo abbia spedito sua madre all'altro mondo ed altre facezie di questo tipo. Insomma, avrete capito che suo malgrado, Soichi sia costretto a vivere una doppia vita: quella reale di tutti i giorni in cui è un timido complessato impacciato verginello, e quella dei DMC: quando sale sul palco si trasforma nel demonio in persona, grazie anche al trucco che lo fa sembrare ad una specie di Megaloman incrociato con i KISS (sui KISS ci torniamo dopo). Come ci è finito in questo pasticcio, proprio lui che in realtà odia il death metal?
La manager e le sue sigarette.
A causa della dispotica manager, che costringe lui e gli altri due membri del gruppo (sfigati anche loro, va detto per dovere di cronaca) a suonare semplicemente con la forza del terrore e delle sigarette che lei riesce a spegnere sulle fronti altrui. In tutto questo idillio idiota ci si mettono due elementi a complicare le cose: 1) Yuri, che Soichi re-incontra subito dopo un concerto dei DMC. Il nostro, nonostante il tempo passato, si scopre ancora follemente innamorato di lei. Epperò c'è un problema non di poco conto: lei odia il Death Metal, in particolare gli alfieri di questo genere, i Detroit Metal City! 2) Hideki, il giovane ex-compagno di università, sta iniziando ad aver successo fra le ragazzine con quelle merdosissme canzoni pop che Soichi tanto adora e che con le quali lui non riesce minimamente a sfondare!
Piccoli Fans
Ce la farà Soichi a conquistare il suo grande amore nonostante la sua smisurata timidezza e soprattutto nonostante il suo terribile segreto? Beh, per scoprirlo non ci resta che guardare questo divertentissimo film.
Come avrete capito da queste righe, tutto qui è demenziale e volutamente sopra le righe. I testi delle canzoni dei DMC, se estrapolati dal contesto, sono esageratamente violenti e volgari all'inverosimile (soprattutto se rapportati alla lingua giapponese, già di per sé un po' più edulcorata rispetto all'inglese - per non parlare dell'italiano); ma inseriti in questo film, nel fare da contrasto alla personalità opposta del protagonista, provoca un effetto comico e delirante allo stesso tempo. Gran parte del divertimento, lo ammetto, mi è stata generata proprio dal personaggio di Krauser. Vederlo dire e fare cose assurde sapendo chi c'è dietro suscita ilarità a tutto spiano. Il merito è tutto dell'attore, che offre un'interpretazione assolutamente perfetta per la parte. Perfino il registro linguistico e la voce cambiano tantissimo tra i due personaggi: applausi sinceri per l'attore Kenichi Matsuyama (che ha interpretato diversi live-action giapponesi di rilievo: Death Note, Gantz e Norwegian Wood, il film tratto dallo splendido romanzo Tokyo Blues - Norwegian Wood di Haruki Murakami).
La quintessenza della puccettosità *___*
Il resto del cast non è allo stesso livello recitativo di Kenichi, ma un paio di menzioni sono assolutamente doverose: ad interpretare Yuri c'è Rosa Kato, che so benissimo che non dirà niente a nessuno di voi. Diciamo però che ha un viso angelico e che dà un piccolo tocco di italianità al tutto, in quanto nata a Napoli da padre italiano e madre giapponese. All'età di 5 anni si è trasferita definitivamente in Giappone, dove inizia l'attività di modella e attrice. Carino il fatto che abbia partecipato ad una trasmissione sulla rete nazionale dal titolo NHK: Italian Conversation, fatto per chi volesse iniziare ad imparare il nostro idioma. Insomma, tutto questo non c'entra una mazza con DMC ma io adoro Rosa Kato, ecco. Peccato si sia sposata con un calciatore della nazionale giapponese (Daisuke Matsui), dimostrandosi più velina di quel che pensassi.
RESPECT!
La seconda menzione sul cast è per un personaggio fantastico che compare nel finale del film. Si tratta di Jack, il più grande metallaro di tutti i tempi, soprannominato l'Imperatore del Black Metal, che ha annunciato il suo ritiro dalle scene e che farà un ultimo Tour Mondiale con lo scopo di annientare tutte le altre band metal del mondo. Beh, ad interpretare Jack c'è, udite udite, Gene Simmons (bassista dei KISS). E, signori, vederlo conciato nelle vesti di Jack, mentre urla a squarciagola l'immaginaria hit "Fuckingham Palace", beh, mi son detto: "RISPETTO PER GENE, CAZZO!".
I collegamenti con i KISS non finiscono qui, anzi iniziano fin dal principio dal momento che il nome Detroit Metal City è un chiaro omaggio alla loro canzone Detroit Rock City.

Dopo che ho tessuto lodi quasi sperticate sul film vi starete chiedendo: sarà mica un capolavoro, questo DMC?
Purtroppo devo dirvi... di no. Il problema, alla fin fine, è solo uno, ma è grosso grosso: la regia. La produzione ha preferito non rischiare e percorrere i sentieri tranquilli di una trasposizione fedele del manga, senza però aggiungere guizzi personali che qualche regista carismatico avrebbe potuto aggiungere al prodotto. Il risultato finale, da questo punto di vista, è decisamente piatto al punto che perfino le scene dei concerti metal sono riprese proprio male. Non si raggiunge l'esaltazione parossistica che un personaggio come Krauser potrebbe garantire con la sua interpretazione. Le riprese anonime e talvolta sbagliate impediscono al film di raggiungere picchi epici. Non oso immaginare cosa sarebbe venuto fuori se la regia fosse stata affidata a Takahashi Miike: delirio puro! E lo dico pur non essendo fan sfegatato di Miike. Ancora adesso, a distanza di mesi, ho però davanti agli occhi la strabiliante resa visiva del suo film Yattaman.
La piattezza di regia purtroppo è un peccato mortale che impedisce al film di entrare nella cerchia dei cult. DMC si limita a portare il compitino a casa e si accontenta di essere un semplice film, senz'altro divertente e demenziale, ma poco altro. In questo non aiutano gli altri personaggi: esclusa la manager fuori di testa, nessuno si eleva da una mediocrità generale tipica più di un prodotto televisivo che di un prodotto da cinema.

In definitiva: film promosso, mi sono divertito decisamente a guardarlo, ma una volta finito non mi è rimasto niente dentro. Forse nemmeno era il suo scopo: peccato.

Ah, non perdetevi il contributo del Neurone Numero 4 su Rosa Kato, in fondo alla recensione!

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 6
La genialità sta più nella caratterizzazione del protagonista che nella trama, che scorre via senza guizzi e senza colpi di genio veri e propri.
Musiche: 8
Beh, sarebbe stato un crimine se un film basato su un personaggio Death Metal non avesse musiche adatte all'atmosfera! Promosso a pieni voti. Testi deliranti, growl dove serve, cameo di Gene Simmons.

Regia: 5
Assolutamente piatta e anonima, la regia è il vero tallone di Achille di questo film.
Ritmo: 6,5
Senz'altro non manca, anche se alcune scene restano troppo scollegate fra loro, difetto che si riscontra quando si decide di fare un "riassunto" di un'opera già esistente senza tentare di aggiungere nulla in più.
Violenza: 5,5
Allora. La violenza in questo caso è solo verbale. Non solo nei testi folli delle canzoni, ma anche nel linguaggio adottato da diversi personaggi, manager su tutte. Non è film per educande.
Humour: 8
Io ho riso di gusto. Questa volta sono riuscito a calarmi in quell'umorismo particolare tutto nipponico e ne sono uscito soddisfatto.
XXX: 0
Cercate altrove.
Voto Globale: 7
Nella globalità non è un film che fa gridare al capolavoro ma, cacchio, mi sono divertito un mondo a guardarlo. Tutto è retto dalle possenti spalle di Johannes Krauser II, ma ne vale davvero la pena.

Qualche immagine sull'angelica Rosa Kato! Buona visione!

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martedì 9 aprile 2013

A caccia di licantropi (2010) | Recensione

A caccia di licantropi
Voto Imdb: 4,3
Titolo Originale:Red: Werewolf Hunter
Anno:2010
Genere:Horror / Fantasy
Nazione:Stati Uniti / Canada
Regista:Sheldon Wilson
Cast:Felicia Day, Kavan Smith, Stephen McHattie


Ok amici, partiamo da questo screenshot. Perdonate la scarsa qualità dell'immagine, vi assicuro che l'ho fatta proprio io scattando una foto al televisore con il cellulare. I potentissimi mezzi a mia disposizione non mi hanno permesso nulla di meglio, perciò accontentatevi. Potevo tranquillamente dire che la scelta era deliberata, giusto per scendere al livello (infimo basso) di questo film, ma così non è: apprezzate la mia onestà intellettuale!
Bando alle ciance. Dicevo. Vi giuro che questo è il cartello italiano del film, nonché il titolo nostrano di Red: Werewolf Hunter. Sì, vi vedo con lo sguardo un po' perplesso e sono senz'altro d'accordo con voi: avete mai visto scritto "lican tropi"? No, vero? Ripetiamo tutti insieme: "Da oggi ho scoperto una cosa nuova! Non si scrive Licantropi ma Lican tropi!" Orco giuda, non si finisce mai di imparare. E, no, l'ìdea che al grafico sia scappata una barra spaziatrice di troppo e che nessuno se ne sia accorto fino alla trasmissione su Sky, non mi è passata neanche per l'anticamera del cervello.

Il cast in tutto il suo fulgore. La cosa più riuscita di tutto il film (la foto, intendo)
Di cosa parla "A caccia di lican tropi"? Il titolo quasi allegro tutto sommato mantiene le promesse (tranne l'allegria, quella proprio manca. Per tanti motivi, poi vedremo). Virginia Sullivan soprannominata "Red" (ma non perché ha i capelli rossi, quelli dell'attrice Felicia Day) ha un fidanzato e finalmente ritiene che lui sia Quello Giusto. Decide di portarlo dalla nonna e dai fratelli per fare le presentazioni ufficiali di rito. E affinché diventi "uno della famiglia", con tutto quello che ne consegue. Ma facciamo un passo indietro: il film in realtà ha un prologo fantasy che riprende la fiaba di Cappuccetto Rosso: si vede una casetta nel bosco, una allegra nonnina e una bimba (Cappuccetto Rosso, giustappunto). Cambio di inquadratura, compare un bruttissimo lupo mannaro (fatto in orrenda CGI) che sfonda la porta, ingaggia una frenetica (!) lotta con la nonna la quale, prima di morire senza un occhio e mezza sventrata, uccide la bestia con una lama d'argento (d'altronde, le lame d'argento abbondano nelle casette sperdute nei boschi). Cari amici lettori, voi che siete così astuti e intelligenti, a questo punto avrete già fatto 2+2: Virginia, guarda un po', è una discendente di Cappuccetto Rosso, e la sua famiglia ha mantenuto per secoli e secoli un terribile segreto: i lupi mannari esistono davvero, e i Sullivan sono i cacciatori di lican tropi, i loro acerrimi nemici naturali. Ora avrete anche capito perché la primogenita prende il nomignolo di Red ("Rosso"). Fico vero? Ma manco per idea! Niente suspense (anche perché avrete già sbirciato i voti in fondo alla pagina), vi anticipo brutalmente che questo film è una verammerda, di quelle agghiaccianti e brutte brutte brutte. Vi basti sapere che è una produzione americano-canadese a budget ultra-low per il canale via cavo SyFy. Sì, il canale che trasmette quelle sublimi porcate della Asylum, fra le tante. Vi sciorino un po' di informazioni giusto per delineare il mesto quadro generale di questa produzione. Tutto, a partire dalla locandina oscena, fa pensare ad un film estremamente povero di mezzi e di idee. Poi il cartello italiano fa addirittura pensare ad un film di inizio anni '80, mentre in realtà è del 2010.
Cosa non funziona in questo film, dunque?

1) La sceneggiatura.
Regista: "Voglio un'espressione da:
Voi nascondete un segreto!"
I buchi, le ingenuità e le inesattezze sono qualcosa di veramente formidabile. Permettetemi di proseguire nella narrazione, giusto per darvi un'idea. Nathan, il fidanzato di Virginia (anzi, Red), mentre gironzola per la megavillona di nonna Sullivan, s'imbatte in un vecchietto che muore davanti ai suoi occhi, dilaniato e grondante di sangue. Per poi ridursi in cenere. Arriva il poliziotto di questo paesino, e si scopre che è uno dei due fratelli di Virginia (i casi della vita). Nathan, con il suo sottile intuito da faina, si rende conto che qualcosa non va. Virginia, il fratello poliziotto e il fratello scemo che parla troppo in realtà nascondono qualcosa. Per non parlare della nonna! Per metabolizzare il trauma appena avuto, l'eroe decide di vagare senza meta nei boschi della contea (!!!). L'incontro col vecchietto, a giudicare dalla luce, è avvenuto intorno a mezzogiorno. Mentre però Nathan vaga inebetito per il bosco, è notte fonda. Misteri della sceneggiatura. Ovviamente qualcosa va storto: compare dal nulla il Vero Cattivo del film (lo si capisce alla prima inquadratura), che si trasforma in lupo mannaro e morde Nathan, che sviene. La sapete la storia dei lupi mannari, no? Chi viene morso diventa come loro. Virginia si rende conto che da un'inquadratura all'altra si è fatta notte fonda e dice: "Inizio a preoccuparmi per Nathan". Ah, beh. Lo trova, cerca di capire se è stato morso, decide di no (!!!) e lo porta a casa dove svela il terribile segreto. Il dialogo più o meno è così:
Virginia: - Noi siamo cacciatori di vampiri. -
Nathan: - Ma dai? L'avevo intuito. Ma ti amo lo stesso, eh. -
Il fratello poliziotto: - E' stato morso? Eh? Eh? - [Sguardo duro e allucinato, pronto a menare le mani]
Virginia: - No, non è stato morso! - [Poi, rivolta a Nathan] - Perché se sei stato morso, devo ucciderti. -
Goccia di sudore sulla fronte di Nathan, che chiede: - C'è un modo per capire se uno può diventare lupo mannaro? -
Il fratello scemo: - Certo, basta aspettare la luna piena! -
Il fratello poliziotto: - Oppure sparando questa freccia argentata alla persona sospetta: se è infetto, ha un principio di trasformazione! -

E sapete cosa fa il fratello poliziotto? Sapete che fa?!
SPARA AL FRATELLO SCEMO!
Così, tanto per fare una scena comica. Sparare a Nathan no, vero? Siete imbecilli o cosa? E voi, sceneggiatori di questa immondizia immane, ci state per caso prendendo per il culo?

Tutto questo nel primo quarto d'ora di film, eh. Il resto è un andirivieni di scene di combattimento con lupi mannari, primi piani del volto dell'attrice Felicia Day, scene tediose riempitive, flashback della nonna che pure lei ha un segreto nel segreto (tranquilli, quella vecchia baldracca muore), scene alternate Buoni / Rituale dei Cattivi con un montaggio frenetico quasi videoclipparo che però non fa che aumentare l'irritazione dello spettatore.
Fino all'ovvio tragico finale. Tragico non per quello che succede (che non vi racconto per non spoilerare), quanto perché... il film s'interrompe. Neanche uno stacco! Inquadratura sui personaggi, ululato, titoli di coda. In un microsecondo. Ma che merda! Scusate lo sfogo.

2) La recitazione
Fratello psicotico.
Innanzitutto il cast è davvero pietoso. Non voglio sindacare sul fatto che io sono Vittima del Bello, e che quindi se un cast è fatto di attori brutti, io mi imbruttisco a mia volta. No. Gli attori sono proprio dei cani, tutti quanti. Il doppiaggio italiano è mediamente buono (strano), ma la recitazione è una cosa assolutamente a livelli di Asilo Mariuccia. Qualcuno probabilmente mi insulterà, soprattutto i fan di Felicia Day. I più nerd simpatizzano per lei, nota a sua volta per essere una nerd gamer, e per i suoi ruoli nelle serie Buffy l'ammazzavampiri, Dollhouse e Dr Horrible's Sing-Along Blog di Joss Whedon, e in Eureka (tutti telefilm che io apprezzo). Ma io proprio non ce la faccio. Qui mi sembra proprio una Cagna Maledetta (cit. Boris).

3) Le musiche
Una sorta di electro-synth-pop-non-so cosa. Il problema è che le musiche sono messe a cazzo fra e durante le scene. Non c'è un minimo di coerenza musicale! Una cosa veramente raccapricciante. Nemmeno i telefilm di Playboy arrivano a questi livelli così profondamente terribili.

4) Effetti speciali e make-up
Bocciatura su tutta la linea, d'altronde con un budget così ridicolo era impossibile fare qualcosa di buono. Sul serio.

Bel lupacchiotto!

Il massimo dello splatter (stendiamo un pietoso velo)

Ma c'è qualcosa che si salva?
Una delle poche scene concitate.
Sì. La regia. In mezzo a tutto questo decadente squallore, il regista cerca di risollevare (INVANO, lo specifico a lettere cubitali) le sorti di un film nato e finito male. Peccato! Molte inquadrature sono ben studiate, alcune sequenze filano via lisce, e vengono anche usati tutti i trucchi del mestiere per cercare di mascherare la qualità davvero pedestre della CGI applicata ai lupi mannari. Ignoro i lavori precedenti di Sheldon Wilson, ma sicuramente un vero appassionato di film horror si ricorderà di Shallow Ground - Misteri sepolti (2004), Screamers 2 - L'evoluzione (2009) e Kaw - L'attacco dei Corvi imperiali (2007).
Mi incuriuosisce fra i suoi titoli "Snowmageddon", ha un no so che di sinistro e geniale allo stesso tempo. Penso che il giorno in cui vorrò farmi del male, opterò per questo filmone (3,8 di media su Imdb: finesse!)

Conclusioni.
Domanda: E' un film che consiglieresti a qualcuno?
Risposta: State scherzando, vero? EVITATELO come la peste!

A caccia di lican tropi è migliore o peggiore di Robotropolis?
Lo ammetto. Sono molto in difficoltà. Dentro di me vorrei che il primato di Robotropolis continui, e questa volta devo dire che la sfanga solo per un'inezia. A caccia di lican tropi non è peggiore di Robotropolis proprio per merito del regista, che ha cercato di dare dignità ad un prodotto di categoria subumana.

Appendice alla recensione.
Sono riuscito a parlare di lican tropi senza tirare fuori Twilight. Mi do due pacche sulla spalla da solo, auto-compiaciuto di questa cosa. Grazie, grazie!

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 3
Storia trita e ritrita sui lican tropi. Con l'aggiunta di Cappuccetto Rosso. Magari potevano pensare fosse un colpo di genio. Ma lasciamo stare...
Musiche: 4
Come ho già scritto nel corpo della recensione, la colonna sonora è proprio studiata male. Musiche inadatte e scelte con scarso tempismo, al punto che non accompagnano minimamente quello che si vede a schermo.

Regia: 5,5
Quasi sufficiente. Il regista si è sforzato a dare un senso a questa produzione ridicola, purtroppo senza riuscirci. Apprezzo il tentativo, ma non si può prescindere dal risultato.
Ritmo: 5
In film come questi, se non ce la fai a confezionare una buona storia, il ritmo deve essere TUTTO. Sì, è una mia legge (opinabile). Non ci siamo, il film parte bene ma a metà si perde nei meandri di una sceneggiatura inesistente.
Violenza: 5,5
Va detto. La produzione ha cercato di alzare un pochino l'asticella dello splatter, ed effettivamente c'è qualche tentativo di inserire scene forti. Peccato che il make-up è davvero povero, al punto che i manichini sono troppo evidenti. (!)
Humour: 4
Hanno messo una scena comica nell'unico punto in cui NON DOVEVANO (leggere la recensione). Detto questo, detto tutto.
XXX: 0
(brividi di raccapriccio)
Voto Globale: 3,5
A caccia di lican tropi / Red: Werewolf Hunter è una schifezza di proporzioni titaniche. Non si salva praticamente nulla. E non riesce nemmeno ad entrare nel Nirvana delle Cagate Micidiali, è veramente troppo brutto.

mercoledì 27 marzo 2013

John Carter (2012) | Recensione

John Carter
Voto Imdb: 6,6
Titolo Originale:John Carter
Anno:2012
Genere:Fantascienza / Avventura
Nazione:Stati Uniti
Regista:Andrew Stanton
Cast:Taylor Kitsch, Lynn Collins, Willem Defoe, Dominic West

Hint: scena ripresa dalla locandina. Durata: due minuti scarsi.

John Carter nell'immaginario
collettivo: opera di Frank Frazetta
Comincio con un nome: Edgar Rice Burroughs. Qualcuno di voi forse lo conosce come creatore del personaggio di Tarzan. Per me è uno degli scrittori più rappresentativi della Fantascienza degli Anni d'Oro, anzi un vero e proprio precursore. Proprio con la saga di John Carter, il cui primo romanzo risale al 1912 (prendete nota, mi raccomando: millenovecentododici!), Burroughs fa da apripista a mondi e definizioni nuove. Eh sì, perché ai tempi ancora non si parlava né di Fantascienza, né di Fantasy - almeno a livello di cultura popolare, e la saga di John Carter è lì, davanti agli occhi di tutti, a tracciare un solco indelebile nella storia di questi generi. La scrittura di Burroughs è semplice, diretta, potente: arriva dritta nel cuore del lettore, senza tanti giri di parole. L'apparente semplicità di stile permette di rendere vivida l'immagine dei mondi e di rendere quasi tangibile l'immaginazione dello scrittore. Eppoi ecco i Grandi Temi di quel filone della letteratura che oggi, per fare i fighi, definiamo Planetary Romance: principesse da salvare, mondi esotici e ostili, eroi che devono sopravvivere con le proprie forze e, sì, talvolta anche con la propria intelligenza; guerre da combattere e ideali da inseguire, cattivi e antagonisti davvero cattivi e davvero antagonisti. Insomma: Star Wars parte da lontano, e le sue fondamenta si poggiano proprio su quel solco di cui parlavo prima. Se, dopo aver visto il film o letto i libri di John Carter avete quella strana sensazione di già visto, non pensiate che John Carter abbia scopiazzato a destra e a manca. Anzi, è l'esatto contrario: è l'inizio di tutto. Dunque, non solo Star Wars: sono debitori a Burroughs anche Dune, Buck Rogers, Flash Gordon, il tanto bistrattato-di-successo Avatar, Conan il Barbaro, per non parlare di opere fantascientifiche di autori del calibro di Ray Bradbury (Cronache Marziane), Arthur C. Clarke e Robert A. Heinlein. Senza dimenticare i Masters - I Dominatori dell'universo. Scusate se è poco.
Foto non mia, ma il
libro è proprio quello.
Se non l'avete capito, io adoro John Carter.
Sono un orgoglioso possessore della versione Grandi Tascabili della Fantascienza - Editrice Nord che raccoglie i primi tre romanzi originali: La Principessa di Marte (1912), Gli dei di Marte (1918), Il Signore della Guerra (1919). Ricordo che a spingermi all'acquisto fu la copertina futuristica simil-Capitan-Futuro, per poi scoprire che quel soggetto non c'entrasse un'emerita fava con la storia di Barsoom. Maledetti infingardi!
Ora vi chiederete cos'è Barsoom. E perché quell'immagine fantascientifica ben poco si adatti alla storia di Marte (vedere immagine a lato).
Andiamo con ordine e raccontiamo per sommi capi di cosa parla John Carter. A scrivere l'incipit è proprio Edgar Rice Burroughs: fin da piccolo ha sempre ammirato suo zio John Carter: avventuroso, carismatico, indomito, irrequieto, arrichitosi in circostanze strane, con tante storie e tanti aneddoti da raccontare sul suo passato burrascoso; egli era un ex-soldato sudista durante la guerra di secessione, e già che c'era spaccava i culi ai temibili indiani Apache. Accade un giorno che Burroughs riceve una comunicazione dallo zio, che gli chiede di andare subito a trovarlo. L'autore si reca alla sua megavillona, trova lo zio morto stecchito e una lettera: in eredità c'è il diario delle sue avventure, che dovrà essere divulgato tot anni dopo. Cosa che l'autore fa con diligenza. John Carter di Marte è quindi la grande saga delle avventure dello zio di Burroughs. Tutto inizia col Nostro che viene inseguito dagli Apache, desiderosi di fagli lo scalpo. Carter si rifugia in una grotta buia e dall'aspetto inquietante; una presenza oscura, minacciosa e urlante fa scappare gli Indiani, e Carter si ritrova in una sorta di sospensione corporea, con la mente che si stacca dal suo corpo. Mentre volge il suo sguardo verso il cielo, vede un puntino rosso fra le stelle: Marte. Chiude gli occhi, li riapre e... ecco John, nudo come mamma l'ha fatto, catapultato sulla superficie ostile del Pianeta Rosso.
Nel libro, questo fucile ha una gittata di 500 KM. (!!!)
L'eroe si accorge ben presto che a causa della sua struttura ossea terrestre e a causa della diversa forza di gravità del pianeta, la sua forza diventa oltremodo smisurata: fa salti di metri e metri, solleva rocce come se fossero fogli di carta, e presto scopre di poter prendere a pizze in faccia chiunque ed uscirne vincitore. Insomma: l'ambiente ideale dove poter diventare un vero super-eroe. O un Conan il Barbaro ante-litteram, se preferite. Non mi dilungo oltre: su Marte, che i nativi chiamano Barsoom, il Nostro vivrà una lunga serie di avventure, s'innamorerà di una bellissima principessa-di-poco-vestita-come-è-d'uopo-che-succeda, combatterà dittatori e organizzerà rivolte, contrasterà finte religioni (sì, c'è anche questo), insomma darà un senso alla sua esistenza. Il tutto in un mondo descritto in modo meraviglioso, con i suoi popoli bizzarri, le sue usanze, i suoi mostri, i suoi costumi (discinti) e anche le ingenuità comuni alla narrativa popolare degli inizi del Novecento.
Sì, OK! E il film? Da meta-letteratura a cinema: lo stesso incipit viene ripreso dal film, anche qui c'è il personaggio dello scrittore che riceve il diario, e anche qui John Carter viene catapultato su Marte. Come è normale che succeda (ce lo dice la storia del cinema), la sceneggiatura si è presa (molte) libertà rispetto al libro (per la cronaca: il film è liberamente tratto dal primo romanzo, il citato La Principessa di Marte). Sono stati aggiunti nuovi personaggi, mentre altri che compaiono soltanto in romanzi successivi qui assumono ruoli più importanti. Nuovi elementi sono stati aggiunti ed anche alcune personalità sono state cambiate o meglio, modernizzate e adattate allo stile-Disney. Ecco, appunto. Il film di John Carter è targato Disney-Pixar, con tutto quello che ne consegue in termini di non-violenza, non-costumi-discinti, non-troppa-seriosità. Il regista è Andrew Stanton, l'artefice degli incassi stellari di Alla ricerca di Nemo e Wall-E, qui alla prima prova con un live-action. Gli attori principali sono Taylor Kitsch (noto per X-Men le Origini: Wolverine e Battleship) nel ruolo del protagonista e Lynn Collins (attrice americana presente anche lei in Wolverine, e che ha partecipato alla prima stagione di True Blood) nei panni della principessa Dejah Thoris. Comprimari d'eccezione sono Willem Defoe, che presta voce e volto al personaggio in CGI Tars Tarkas, Dominic West nei panni del cattivo Sab Than e Mark Strong in quelli dell'ancor più cattivo nonché enigmatico Matai Shang.
Marziano verde a quattro braccia
Insomma: budget ultrastellare (John Carter risulta sicuramente uno dei film più costosi della storia del cinema), cast decente, un regista considerato una sorta di Re Mida degli incassi e una campagna marketing targata Disney facevano ben sperare per un successo ai botteghini. Peccato che invece John Carter si sia rivelato come uno dei più colossali flop economici della storia. Se non il peggiore in assoluto al netto dell'inflazione e cazzate statistiche che mandano in sollucchero malati come me. Perché questo fallimento, nonostante poi a leggere le critiche questo film non è che abbia fatto proprio schifo? Proviamo ad analizzare i pro e i contro.
Ok, anche questa scena mi manda in
sollucchero. Ma non aspettatevi altro.
Cosa funziona nel film? Innanzitutto il comparto tecnico, e su questo non c'erano dubbi. La qualità della CGI, dei modelli dei personaggi alieni, dei fondali, dei paesaggi e delle aeronavi è davvero di prim'ordine. Disegni dettagliati e davvero realistici, al punto da far sembrare VERO un mondo così diverso dal nostro. Il ritmo della narrazione non è male davvero. Era difficile condensare tutte le avventure contenute nel primo libro della saga, ma da questo punto di vista sono stato davvero soddisfatto. Ci sono alcune pecche, soprattutto di sceneggiatura e di scelte stilistiche, ma poco male.
Lynn Collins - Dejah Thoris
Cosa non funziona invece? Per me il film è permeato da un unico, grosso difetto. Poi ce ne sono altri piccoli, sopportabili, ma... davvero, per me manca di pathos. Manca di quel senso epico da grande saga, manca del gusto del grandioso, del maestoso. E' come se tutto fosse stato ridimensionato, edulcorato, semplificato e alleggerito. E' stato fatto un processo di disneyzzazione che in altri contesti ha funzionato, ma che qui secondo me ha dimezzato il potenziale della storia. I libri originali sono anche cruenti mentre qui c'è una patina di quasi allegria (basti vedere come è stato trasformato il cane marziano da guardia: bestia orribile, feroce e cruenta, per quanto leale e fedele nel libro, e bestiolona brutta-ma-caruccia-e-simpatica alla quale è impossibile non affezionarsi). Gli attori a mio avviso funzionano poco. Sopratutto il protagonista. Per me John Carter è un bestione. Io ci vedevo bene uno qualunque fra Vin Diesel, Jason Statham, Dwayne "The Rock" Johnson. Uno cazzuto, non una fighetta. La principessa ci sta, così come il processo di modernizzazione femminista che l'ha trasformata da fanciulla sempre rapita in attesa di essere liberata dall'eroe (pur con molti tratti di emancipazione inusuali per un romanzo del 1912) in una principessa abile con le armi e grande studiosa scientifica. Esticazzi, pure io viaggerei in capo al mondo per una donna così. E i cattivi? Niente di che, onestamente. Sembrava che Sab Than dovesse spaccare il mondo con quella specie di raggio blu letale (che non esiste nella storia originale, così mi pare di ricordare), mentre poi, insomma, fa la fine degna di una puzzetta nel parco.
Bel cucciolo!
Detto questo, chi ignora l'importanza che John Carter ha avuto nell'immaginario collettivo può cadere in un facile errore. Quella strisciante sensazione di déjà vu di cui parlavo all'inizio è proprio impossibile non provarla, e fa bollare tutto il film come un clone sbiadito di altri capolavori della fantascienza passata, al punto che più di una volta ho sentito etichettare John Carter come una sorta di Prince of Persia dei poveri. Dato che io non considero Prince of Persia un capolavoro, beh, ecco che il paragone diventa quasi impietoso.
La principessa: non proprio come raffigurata
nei libri, ma con un suo bel perché.
Questo è un peccato a cui difficilmente si poteva ovviare, se non calcando la mano sull'aspetto serioso e cruento della storia. Sarebbe bastato abbandonare la leggerezza disneyana e lasciare che il film proseguisse nella strada disegnata da Burroughs. Questo è solo un mio parere, probabilmente sbagliato, ma stavolta la Pixar ha toppato.
Intendiamoci, il film non è brutto. Ma per me John Carter è un'altra cosa.




Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama:
6,5
Pur con molte differenze, la storia è quella. Interessante, veloce, carina. Peccato che sia stata eliminata un po' l'epica da eroe dello spazio.
Musiche:
6
Non mi hanno detto granché. Solito stile maestoso da orchestra, ma musiche che si dimenticano in fretta, pur essendo funzionali allo scopo.
Regia:
6,5
Alti e bassi. In generale non ha colpi di genio. E' come se Stanton avesse deciso di fare un passo indietro e di mettere davanti a tutto l'aspetto tecnico e visivo del film.
Ritmo:
6,5
Altalenante. Lungo prologo western (per me evitabile), ottima la prima parte marziana, decisamente fiacco nella parte centrale, discreta la parte finale.
Violenza:
5
E' un film Disney. Già solo per questo il voto sarebbe prossimo allo zero. Ma qualche scena poco disneyana c'è, per fortuna. Non come avrei voluto, ma talvolta bisogna accontentarsi.
Humour:
6
Presenza di qualche scenetta simil-comica che alleggerisce l'atmosfera, già di per sé mica tanto ostile.
XXX:
1
Nei romanzi originali le principesse girano ignude. Qui dobbiamo accontentarci di qualche scosciata.
Voto Globale:
6
Riprendo la frase finale della recensione: John Carter è un'altra cosa. Ma il film in sé non è pessimo, anzi.

mercoledì 13 marzo 2013

[Cazzeggio] Le parole chiave più strane per raggiungere Quello che gli altri non vedono (Puntata 1)

Premessa: un mese senza recensioni. Cosa sta succedendo? La risposta è semplice: è tutta colpa di Ni No Kuni! Un gioco per PS3 che mi ha fatto ritornare bimbominkia e che ha occupato le poche ore di svago che ho. Ora che il gioco è finito, e dato che ho scoperto di non poterlo completare al 100% per colpa di un'area non più accessibile (li mortacci sua), magicamente mi è ritornato un po' di tempo da dedicare al Cinema e al Blog. In attesa che ritorni l'ispirazione giusta (ho un paio di recensioni iniziate e mai finite, probabilmente le dirotterò nella Rubrica Micro-Recensioni e via), mi sono divertito con un'attività che prima o poi tutti i blogger fanno. Ho aperto Google Analytics e mi sono messo a guardare le parole chiave più assurde che gli utenti hanno usato per finire - sicuramente per sbaglio - nel mio Blog. Questa è la Puntata 1, con un primo lotto di 10 parole (o frasi) chiave demenziali. Buona lettura ;)

Key-Word Bonus: Robotropolis ma che film di merda
Diciamocelo: Robotropolis è un po' la mascotte e il tormentone di questo Blog. Non lo nascondo, la mia recensione è la pagina più visitata ed è il film più ricercato in questi lidi. Non ne capisco il motivo - sono un povero ingenuo, io - ma è buffo constatare come praticamente tutti siano d'accordo con il mio giudizio su questo film terribilmente inguardabile. Tanto che la parola chiave qui sopra riportata è nella Top-10 assoluta. Un motivo ci sarà...

Key-Word 10) Perché fanno questi film del cazzo?
Qui entriamo nel campo della filosofia pura. Amico che mi hai trovato con questa domanda, sappi che la risposta non ce l'ho. Posso provare ad entrare nei panni di un produttore di queste porcate immani, e ad immaginarmi mentre schiaccio il bottone verde per il nulla osta al progetto di un filmdemmerda qualunque. Ecco alcune risposte che mi sono venute in mente:
  • Il pubblico è fondamentalmente coglione. Si sorbisce di tutto. Se guarda "Natale a...", può tranquillamente guardarsi anche capolavori come The Terminators o Mega Python vs Gatoroid.
  • Il pubblico è masochista. Gli piace farsi del male. E noi siamo sadici. Un perfetto incontro fra domanda e offerta.
  • Toh, ecco un fondo europeo... massì, buttiamolo nel cesso per fare questo film sennò mi scade!
  • Che stai dicendo? Questo non è un film del cazzo! Sei tu che non capisci una beata fava! Incompetente!
  • Almeno diamo del lavoro da fare a questi blogger poveracci che altrimenti non saprebbero cosa scrivere.

Key-Word 9) Che fine ha fatto il computer a manovella?
Bella domanda. Neanche mi ricordavo di questo computer a manovella. Ho fatto una ricerca su Google e ho trovato un po' di informazioni. Se ne è parlato tanto nel 2005, in effetti c'era un florilegio di articoli anche sulla stampa generalista, e l'idea di poter piazzare un portatile da 100$ nei paesi poveri non era davvero male. Se ne è parlato almeno fino al 2007, ultima notizia in cui si dice che l'organizzazione aveva fatto un ordine di un milione di pezzi. Poi non ho più trovato nulla. Esisteranno davvero, questi 100$ PC? Boh. Se qualcuno avesse più informazioni, mi faccia sapere: ora mi sono davvero incuriosito...
La domanda che però mi sorge spontanea è: tu che hai immesso queste keyword in Google, come cazzo hai fatto a trovare questo blog, dal momento che non ho mai parlato del Computer a Manovella? Scriverò alla trasmissione "Mistero" per avere una risposta.

Key-Word 8) Cinema vagamente fetish
Curiosa definizione, "Vagamente fetish". Posso ipotizzare che l'anonimo ricercatore cercasse qualche elemento fetish nei film per il grande pubblico. Non so. E' quel "vagamente" che un po' mi disturba. Si tratterà di qualcosa che è sul confine tra fetish e non fetish? Per me una cosa o lo è, o non lo è. Aiutatemi voi. Trovatemi qualche film "vagamente fetish" e discutiamone...

Key-Word 7) Però mi servirebbe un personaggio reale che va incontro ad un pianeta irreale
Interessante richiesta. Stai scrivendo un romanzo? Un videogioco? Un Libro-Game? Un fumetto? Sei Tiziano Sclavi in incognito? Sei lo sceneggiatore che sta scrivendo il seguito di John Carter e hai deciso di chiedere alla Blogosfera perché ti si è prosciugata l'ispirazione?

Key-Word 6) Come si chiama il film dove c'è l'attore biondo con il fuoristrada?
Ah! Quanto mi piacciono le domande ben precise e circostanziate. Ipotizziamo che gli attori biondi siano un migliaio. Abbiamo una probabilità su mille di imbroccare quello che avevi in mente. Ora si tratta di sforzarsi ed elencare tutti i film in cui un attore biondo guida un fuoristrada. Ok, per me stavi cercando Renegade un osso troppo duro con Terence Hill. Oppure uno qualunque con Chuck Norris. Solo che se è lui, poi ti cerca (e ti trova) per ammazzarti con un calcio rotante, mica gli piace che tu ti dimentichi il suo nome.

Key-Word 5) Come si chiama l'attore che interpreta Jackie Chan?
Questa è veramente difficile e mi rendo conto che senza il mio aiuto non ce la farai mai. Si chiama Jackie Chan.

Key-Word 4) I criceti possono esercitare il cannibalismo
Non ho capito se è una domanda o un'affermazione. In ogni caso, qui ammetto la mia ignoranza abissale, non avendo mai avuto criceti. Quando ho letto questa frase sono scoppiato in una grassa risata pensando a cosa si fosse fumato il navigatore. Poi ho cercato su Santo Google e ho scoperto questo comportamento inquietante che alcune mamme-criceto hanno quando partoriscono. Lo fanno per proteggere i piccoli o per fare selezione naturale o boh. Grazie a te, anonimo ricercatore, ho accresciuto la mia cultura. A volte questo Blog è meglio di Quark.
Resta il dubbio atroce di come tu abbia fatto a finire qui, ma è meglio non saperlo.

Key-Word 3) Golam è matto ma è simpatico però alcune volte diventa cattivo non so perché
Dì la verità: tu sei Golam e mi hai scritto di tuo pugno (in terza persona). Dato che sei pazzo, hai deciso di non scrivermi un'email (come farebbe una persona normale), ma di contattarmi tramite Google Analytics sapendo che prima o poi avrei curiosato fra le ricerche. Più ci penso, più giungo alla conclusione che tu sia in realtà un fottuto genio. Un consiglio: cercane uno bravo davvero.

Key-Word 2) Che c'entra il forno a microonde con le stelle e i pianeti?
Vorrei saperlo anch'io.

Key-Word 1) Da cosa deriva la sensazione di averla presa nel culo?
Ecco. La madre di tutte le domande, che richiederebbe una risposta decisamente articolata. Non appena smetto di ridere, potrei anche farlo...

Fine Puntata 1! A non so quando per la seconda puntata... ce ne sono, di parole strane. Garantito! :D

lunedì 4 febbraio 2013

Drunken Master 2 (1994) | Recensione

Drunken Master 2
Voto Imdb: 7,6
Titolo Originale:Jui Kuen II / The Legend of Drunken Master
Anno:1994
Genere:Arti Marziali
Nazione:Hong Kong
Regista:Chia-Liang Liu, Jackie Chan
Cast:Jackie Chan, Ti Lung, Anita Mui, Ken Lo

Jackie incazzato come una biscia.
A discapito dell'anno e del titolo, questo è il primo film di Jackie Chan che vi presento in Quello che gli altri non vedono. C'è un criterio? Assolutamente no! Qui si fanno solo cose randomiche, cari miei. In realtà una spiegazione ci sarebbe, ma coinvolge la mia memoria troppo breve, il fatto che Drunken Master II è l'ultimo film di Jackie Chan che ho visto in ordine cronologico, che... ci siamo capiti, vero?
Come raccontavo nella monografia di Jackie Chan, mentre stavo scrivendo questa recensione mi sono accorto che la stessa stava venendo lunga, troppo lunga. Così ho deciso di scindere i due argomenti. Quella di Drunken Master II (da ora: DM-II) sarà solo la prima recensione della lunga lista di film di Jackie Chan che ho in serbo per voi!

Come argutamente suggerisce il titolo, DM-II è il seguito del 1994 del film che nel 1978 aprì definitivamente la via del successo al nostro eroe. Diciamolo subito: DM-II è un seguito un po' strano. Il personaggio interpretato da Jackie è Wong Fei Hung, quindi lo stesso per entrambi i film, ma le due storie non hanno praticamente punti in comune a livello di trama e continuità. Detto fra noi: ci importa qualcosa? No, quindi torniamo a bomba su DM-II. Wong Fei Hung è un personaggio popolare per non dire leggendario in Cina, tanto che quasi un centinaio di film ne narrano le sue gesta: medico e massimo esperto di arti marziali al servizio dei più deboli, visse a cavallo fra il 1800 e il 1900. Jackie Chan (DM-I e DM-II) e Jet Li (nella serie di film Once Upon a Time in China) sono senz'altro gli attori più famosi che lo hanno interpretato sul grande schermo.

In questo punto della recensione avrebbe dovuto comparire la biografia di Jackie Chan: ora è rimasto solo il link alla Monografia, che se non l'avete letta, vi invito caldamente a farlo. Non perché sono figo, ma perché sono discretamente soddisfatto di quello che è uscito fuori. E poi un ripasso sul perché Jackie è un grande non fa mai male.

Posa stilosa. Un esempio fra mille.
Avete letto? Bravi.
DM-II è un film action Hong Kong anni '90 nel midollo, ma proprio tanto. A dirla tutta, è leggermente atipico rispetto alla produzione di Jackie Chan di quel decennio: è un film che sposta tantissimo l'ago della bilancia sulle arti marziali in senso stretto piuttosto che su scene acrobatiche e stunts pericolosi, qui sì presenti, ma con un grado di spettacolarizzazione minore. Con questo non voglio dire che non sia un film spettacolare, anzi. Ma manca di quelle scene a cui siamo abituati, tipo un volo di Jackie attaccato alla corda di un elicottero che svolazza per la città (SuperCop); o il salto da un ponte su una nave che passa sul fiume di sotto (Terremoto nel Bronx); o il salto da una scala mobile all'altra di un centro commerciale con tanto di atterraggio in piedi sul gradino semovente (Police Story); per non parlare della sega circolare troppo vicina ai gioielli di famiglia (Mr. Nice Guy). Di questo tipo di sequenze DM-II ne contiene solo una, fra l'altro fottutamente inutile ma che fa capire il livello (elevato!) del nostro mito. Si tratta di una delle tante sequenze del lungo combattimento finale (20 minuti circa), in particolare quella in cui Jackie cade all'indietro, rotolandoci sopra, in una pozza di carboni ardenti reali. Ovviamente Jackie lo fa davvero. Mentre simula di essere sbronzo.

Ecco il concetto di 'mbriacatura (1)
Parlare di un film di arti marziali, alla fine, non è mai semplice senza correre il rischio di essere banali o ripetitivi: in questi film ci sono un fracco di botte da orbi, la gente si fa male in modi assurdi, il ritmo è forsennato e, nel caso di Jackie Chan, c'è pure una forte componente di commedia. DM-II non si discosta certamente da questi cliché, pur se inseriti in un contesto coerente con una trama simpatica (certo non sorprendente) che scorre liscia e lineare in tutta tranquillità. La storia parla, come detto, di Wong Fei Hung, in viaggio in treno col babbo, sommo maestro di arti marziali, uomo autoritario, onesto, incorruttibile. Inevitabile lo scontro di caratteri fra padre e figlio, che è l'esatto opposto: pasticcione, fannullone, insofferente alle regole. E maestro nello "Stile dell'Ubriaco". Qui non si tratta di assumere pose stilose da ubriaco. Qui si tratta di sbronzarsi come se non ci fosse un domani per poter sfoderare il meglio dello stile. Il succo di tutto il film è questo, ovviamente. Dicevo. Durante il viaggio del treno iniziano le disavventure di Jackie e babbo... disavventure tipiche della commedia degli equivoci con scambi di oggetti e scambi di persone con tanto di coinvolgimento in un caso di contrabbando di reperti antichi trafugati dal console inglese. Queste situazioni sono utili a mettere in imbarazzo la seriosità del babbo e a presentarci alcuni personaggi che, da comprimari, quasi rubano la scena al protagonista. Il primo è Fu Wen-Chi, una specie di agente governativo incaricato di fermare il contrabbando. Il secondo strepitoso personaggio è la signora Wong, madre adottiva di Wong Fei Hung, interpretato dalla bravissima e sfortunatissima Anita Mui, prematuramente scomparsa nel 2003. La signora Wong, se possibile, è anche peggio del figliastro: dedita al gioco d'azzardo, astuta ed ingannatrice, è la figura che maggiormente sprona Wong a 'mbriacarsi per sfoderare la sua super-abilità e risolvere le situazioni spinose. Facile intuire come il film si poggi su due elementi: la figura comica di Anita Mui e gli scontri di Jackie Chan. Il resto è solo contorno.

Ecco il concetto di 'mbriacatura (2)
Arti marziali? Ebbene sì, qui ce n'è in abbondanza fino ad arrivare al clou dell'intera produzione: un lunghissimo scontro fra Jackie e lo sgherro del console interpretato da Ken Lo. Lo scontro è davvero memorabile, al punto che è ritenuto uno dei più lunghi, maestosi, intensi della storia del cinema di arti marziali. Affermazione forse un po' esagerata e pretenziosa, di sicuro lo scontro è al livello di quello de "Il mistero del Conte Lobos". 

DM-II è un film che merita la visione, questo è innegabile. Dal mio punto di vista di persona poco esperta di arti marziali, forse è inferiore ad altri film contemporanei di Jackie (Terremoto nel Bronx o Senza nome e senza regole, per citarne un paio), ma non faccio fatica a riconoscere che sia senz'altro uno dei meglio riusciti se guardiamo solo l'aspetto "arti marziali". Fino a poco fa in Italia potevamo solo guardare il primo film; la mancanza è stata risolta con edizione e doppiaggio nostrano, tutto sommato accettabili e nella media. Per chi è incuriosito e vuole dargli un occhio, il film è presente nel catalogo di Sky on Demand.

Anita Mui nel ruolo della matrigna. Da vedere!
Orsù, guardatelo e divertitevi! 

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 5
Se guardate un film di Jackie principalmente per la trama, non avete capito una cippa.
Musiche: 6
Onestamente non mi hanno detto nulla, ma non mi hanno nemmeno fatto schifo.
Regia: 6,5
Si narra ci fossero stati dissidi fra la star e il regista, al punto che il secondo forse lasciò le riprese tanto che fu Jackie stesso a prendere le redini: sua è la firma di tutto il lunghissimo scontro finale. E sticazzi, si vede.
Ritmo: 6,5
C'è una strana alternanza di scene fottutissimanente veloci ed esaltanti e di scene ridicolmente idiote e comiche, nello stile farsesco per le quali solo gli orientali ridono e chi, boh, tipo il sottoscritto perché c'ha il cervello bacato.
Violenza: 7
Voto strano: di violenza pura nei film di Jackie non ce n'è mai. Ma di legnate, quelle tante. Legnate di qualità, va detto.
Humour: 6
Vedi sopra.
XXX: 0
Sarei sorpreso del contrario...
Voto Globale: 7
Assolutamente godibile e meritevole. Vai così, una (ri)scoperta per noi italiani, che abbiamo aspettato troppo tempo prima di poterlo vedere.
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